Le cose per cui vale la pena vivere forse nel corso di un intera esistenza potranno essere al massimo una decina.
Eliminiamo le due cose in cui più o meno siamo tutti d’accordo: Fare sesso e innamorarsi.
Rimangono fuori altri possibili candidati tipo: la cultura, viaggiare, mangiare insomma, ognuno ha la sua.
Nella mia personale classifica tra il quarto e il quinto posto (essere genitore per il terzo e il quarto è un segreto) appena sotto il podio, metterei tra le cose per cui vale la pena vivere:
fumare lo shatter ascoltando Calcutta.
L’avete mai fatto?
Calcutta ti entra dentro come la puzza di fogne della città, che porta il suo nome.
Come un bambino cencioso in quella cenciosa città che però, per quanto ti faccia schifo ti resterà impressa per tutta la vita.
Metto l’acqua nel bubbler, un po’ piu’ alta di dove l’ho messa l’ultima volta. C’è n’era poca. Ho tossito e vorrei evitare di farlo ancora. Mi mette disagio tossire. Anch’io ho le mie paranoie da nascondere, i miei records da mostrare.
Vi ricordate di Enzo Maiorca? Il leggendario uomo di mare che sfidò e vinse le convinzioni scientifiche del suo tempo, si credeva infatti che l’uomo non sarebbe mai potuto scendere in apnea sotto i 50 metri pena l’esplosione della cassa toracica. Lui lo fece e il mondo stette a guardare. Anch’io però, ho il mio record personale vinto come lui grazie ai polmoni. Credo di essermi fumato, almeno fino a questo quasi mezzo secolo di vita, la metà del raccolto annuale di canapa dell’insieme delle sperdute valli marocchine del Rif. Un altro grande record!
Nessuno però mi ha dato alcun premio né mi hanno fatto speciali in tv. E non sono neanche diventato famoso. Maledetto proibizionismo!
Tossire mi fa sentire (stupidamente lo ammetto) inadeguato. Un cazzo di moccioso che non sa fumare. Voglio essere un duro dell’hashish, ne ho tutto il diritto.
“spero non m’entri in bocca” penso, “st’acqua del cazzo”.
Il fumo salirà piu’ leggero e forse non tossirò.

“Raggiungermi è un orgasmo da provare
Ricordami le olive sono buone
Mi prenderò un gelato con il tuo sapore
Ti spaccherò la faccia se non mi dai il cuore”

Accendo Grisu’ il mio accendino ricaricabile, la fiamma sempre più vicina al nail di vetro che inizia a scaldarsi.
Bianco, giallo, arancione, rosso…….

“E allora dimmi che cosa mi manchi a fare
Ti prego dimmi che cosa mi manchi a fare
Tanto mi mancheresti lo stesso che cosa mi manchi a fare
Ti prego dimmi“

Calcutta è perfetto. Empatico, mi toglie il fiato. Canto a voce bassa
Rosso……un bel rosso, adesso è bello caldo, dovrebbe andare.
Non so ancora gestire bene il riscaldamento della la punta del bubbler.
Troppo caldo rischio di bruciare i terpeni e quindi gli aromi, troppo freddo semplicemente lo shutter fatica a sciogliersi.

Questo estratto, divina forma chimica avvicina dio alla terra

Sublime elemento trasudante Delta-9-tetraidrocannabinolo. Perfetta sinergia che unisce la saggezza millenaria della terra alle più moderne e raffinate tecniche di estrazione.
Connubio perfetto d’ amore e di thc

“Black Tuna” il nome della bestia appiccicosa. All’aspetto giallo opaco, sembra quella resina che si trova in primavera sui tronchi dei pini, d’odore ricorda quella specie d’aranciata che andava di moda negli anni 80 fatta con le bustine piene di granulato arancione da sciogliersi in acqua.
Metto il dome sul bubbler e avvicino la punta carica di shutter al nail.
Mi concentro.

“Ma io ti dichiaro dentro una TV
Che io da te non ho voluto amore
Volevo solo scomparire in un abbraccio
Volevo solo scomparire in un abbraccio
Confondermi con te”

Butto fuori tutto il fiato che ho. Esattamente il contrario di come faceva Enzo, so che più aria butterò fuori, più sarà lungo il respiro pieno di vapore edulcorato che farò. Non troverò però le bellezze inesplorate dei fondali marini o la gloria delle prime pagine, ma percorrerò, al contrario di te spazi aperti, dove potrò perdermi tra i labirinti dei pensieri. Dove l’Es incontra l’Io, dove Psiche sposa Amore e il tempo è una spazzola per capelli.

“Sono le barche che mi mancano quelle che conquistano
Resistendo instancabilmente agli attacchi dei pirati
Anche quelle imbarcazioni un po' più piccole
Che costeggiavano i tuoi reni
Ma quanto siamo scemi
Quando le braccia diventano i remi
Sono le barche che mi mancano quelle con le quali
Gli uomini rigirano l'oceano per scoprirne il mistero più profondo
E frena che c'è un dosso e poi finisce il mondo”

Appoggio le labbra sul beccuccio di vetro colorato di un bel blu’ intenso, come un tenero amante chiudo gli occhi, tiro piano, piano piu’ che posso. Lo shutter adesso è collegato con una strada che unisce se stesso direttamente con i miei alveoli. Lunga e tortuosa, cercherò di percorrerla nel modo piu’ saggio possibile, per quanto possibile.
Quello che senti all’inizio è solo il suono dell’acqua nel bubbler che inizia a muoversi.
Piano, tira piano……..piano……..piano.
Il fumo inizia ad entrarmi nei polmoni. Sento l’esofago. Cioè sento VERAMENTE l’esofago! E’ vivo!
Ho la sensazione di conoscere perfettamente ogni centimetro del mio cazzo di schifoso tubo respiratorio .
Quel tubo che ogni giorno trasporta chissà quanti metri cubi d’aria e a cui nessuno pensa oggi lo sento come se lo toccassi, ogni maledetto centimetro di questo schifoso tubo che collega la bocca coi polmoni.
Il primo pensiero è “cazzomisachehoesagerato”.
Il secondo è ”NO”.
MI siedo.

“Ma io vorrei restarti accanto se fossimo bambini

Guardare il cielo da fessure come i topi nei tombini
Ma tu giri l'insalata e non ce la fai più
Stai a dieta da una vita e non ce la fai più”

Ed è qui che si crea la magia, ciò che unisce l’uomo a dio.
Credo che gli yogi raggiungano forme meditative simili alla mia dopo anni di sacrifici e di applicazioni, io mi sono solo preso la briga di mandare al diavolo tutte quelle cazzate di santi, santini ed elefanti con il corpo umano e di prendere la scorciatoia. Ho visto probabilmente più volte Shiva io di tutta la comunità induista di Varanasi.
Dio (la “D” maiuscola è d’obbligo in questo caso perché apre la frase)oggi è sceso sulla terra e si chiama Calcutta e cazzo mi sta chiamando. Chiudo gli occhi e parto.

“Ma io vorrei restarti accanto se fossimo bambini
”Guardare il cielo da fessure come i topi nei tombini
Ma io sto a piedi da una vita
Non ti vedo più
E se non scoppi di salute
Il mondo a testa in giù”

Ottavio